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Batteria ASUS U40

I prodotti Lenovo della famiglia Yoga hanno forse per primi contribuito a rendere le soluzioni 2-in-1 popolari tra il vasto pubblico, grazie alla loro particolare costruzione che prevede uno schermo touch abbinato alla base con tastiera con due cerniere capaci di ruotare di 360 gradi. In questo modo è possibile utilizzare un notebook Yoga in differenti modalità, che vanno dalle due notebook e tablet introducendone altre di tipo intermedio. In questo caso Lenovo ha scelto di mantenere tutti i componenti collegati tra di loro senza che lo schermo possa venir scollegato dalla base, ma allo stesso tempo senza rinunciare in flessibilità d'uso.

Da questo sono giunti in commercio vari prodotti che appartengono alla categoria dei 2-in-1 ma che di fatto rappresentano quelle che possiamo definire soluzioni ibride, capaci di incarnare differenti modalità di utilizzo adattandosi alle esigenze specifiche dell'utente. I notebook 2-in-1 vengono tipicamente abbinati, nella percezione comune, a modelli costosi posizionati nel segmento top di gamma del mercato ma un numero crescente di prodotti appartenenti a questa categoria viene proposto a listini accessibili al vasto pubblico. E' questo per molti versi un segno dei tempi: sempre più utenti ricercano in un PC portatile un prodotto che sia facilmente trasportabile ma alla stessa stregua che possa venir facilmente adattato a utilizzi che sono differenti tra di loro.

Nella scelta di un modello 2-in-1 dovremo prestare attenzione ad alcuni elementi fondamentali che influenzano prestazioni, flessibilità d'uso e ovviamente costo e che qui riassumiamo:conformazione dello chassis: le aziende che propongono soluzioni 2-in-1 sul mercato hanno optato per scelte differenti in termini di forma e caratteristiche dello chassis adottato dai propri prodotti. Cambiano quindi le modalità di utilizzo, ferme restando le due opzioni base tra quelle notebook e tablet che sono minimo comun denominatore. materiali: i prodotti di fascia più alta utilizzano materiali più ricercati rispetto alla plastica. Se ne guadagna non solo in resistenza ma anche nel design e nell'impressione di qualità che questi prodotti forniscono, anche se questo ha una naturale incidenza sul costo complessivo. componentistica hardware: i modelli in commercio sono di fatto tutti basati su processori Intel, con modelli Core, Pentium e Celeron a seconda del costo. Si consiglia una proposta che sia basata su processore con architettura Skylake, quella di ultima generazione proposta da Intel sul mercato, in quanto capace di mettere a disposizione la miglior efficienza energetica possibile. Un SSD è garanzia di tempi di accesso rapidi ai propri dati e alle applicazioni, mentre per la dotazione di memoria di sistema un quantitativo di 8 Gbytes rappresenta il miglior compromesso.

La particolare costruzione dei sistemi 2-in-1 ne impedisce nella maggior parte dei casi un semplice e rapido accesso ai componenti interni per aggiornamenti ed espansioni; un upgrade di processore, memoria e storage è quindi quasi sempre da escludere per quanto non manchino delle eccezioni soprattutto nei modelli più economici.Nelle pagine seguenti abbiamo raccolto alcuni modelli di notebook 2-in-1 in vendita nel mercato italiano, differenti tra di loro per caratteristiche tecniche e costo d'acquisto e tali da adattarsi alle varie esigenze degli utenti. Questi modelli non vanno quindi confrontati tra di loro, ma utilizzati quale riferimento dei migliori 2-in-1 disponibili nelle rispettive categorie di prezzo.

Nel corso del 2010, in occasione della Google I/O Conference fece il proprio debutto il primo Googlefonino, ovvero il primo smartphone prodotto da terzi ma marchiato Google e in grado di offrire l'esperienza del sistema operativo del colosso di Mountain View nella sua accezione più pura. Niente personalizzazioni quindi, e nessun intervento da parte del produttore che, nel caso della prima versione del terminale marchiato Google, era stato HTC.Nexus One, questo il nome della prima soluzione offerta al pubblico con la versione 2.2 di Android, ovvero Froyo. Il primo Googlefonino era prodotto dall'azienda taiwanese HTC e fu seguito un anno dopo da Nexus S, la seconda versione del dispositivo, rivista nel design e migliorata nelle caratteristiche tecniche e la cui produzione era stata assegnata a alla coreana Samsung, reduce dagli ottimi risultati dei primi esemplari della propria serie Galaxy S. Nexus S portava in dote, ovviamente, il sistema operativo Android nella versione più aggiornata, all'epoca si trattava di Gingerbread, ma stupiva per alcuni punti della scheda tecnica probabilmente non all'altezza della concorrenza, nonostante un prezzo, specie in Italia, decisamente non concorrenziale.

Ancora un anno dopo fà il proprio esordio il terzo esemplare della dinastia, ovvero Galaxy Nexus. Come facilmente intuibile dal nome, la produzione del terminale è affidata ancora una volta a Samsung che, pertanto, assegna alla soluzione la denominazione Galaxy, tipica della serie di smartphone che sta tutt'ora facendo la fortuna del produttore asiatico.Passa un'altro anno e siamo al 2012. Nell'anno di Galaxy S3, uno dei terminali di maggior successo in tutta la storia della telefonia mobile Google cambia quasi inspiegabilmente ancora una volta il produttore del proprio Nexus. Il progetto è quindi affidato ad un'altra azienda coreana: LG. Il primo googlefonino prodotto dall'azienda allora conosciuta per la serie Optimus prende il nome di Nexus 4 e, per la prima volta nella storia delle soluzioni marchiate Google offre un prezzo davvero concorrenziale. In Italia giunge in ritardo e, causa assenza del Play Store nel nostro paese, ad un prezzo decisamente superiore a quello degli altri paesi europei.

Siamo quindi giunti al 2013, fine 2013 per la precisione, 31 Ottobre è infatti la data scelta da Google per l'annuncio di Nexus 5, che diventa presto il riferimento per quanto riguarda i dispositivi marchiati dalla grande G. La produzione è affidata ancora alla coreana LG che si dimostra all'altezza della situazione sfornando un terminale tecnicamente molto valido che, grazie alla politica di prezzi di Google si è rivelato da subito uno dei best seller del mercato.Il 2014 si rivela un anno particolare per la telefonia mobile con la nuova tendenza a realizzare prodotti con display di dimensioni sempre maggiori che arriva ad influenzare anche Google. Il produttore è questa volta Motorola e il Nexus 6 si caratterizza per il numero 6 anche alla voce "pollici di diagonale del display". Un'esagerazione? Forse. Sicuramente lo era il prezzo.

Eccoci quindi al 2015, che in queste settimane volge al termine e che, come ormai da tradizione, ha visto nel corso dell'autunno il lancio dei nuovi prodotti di Mountain View. Per accontentare tutti gli utenti quest'anno le soluzioni sono ben due: Nexus 5X, prodotto da LG e Nexus 6P, realizzato invece da Huawei, realtà sempre più affermata nell'universo della tecnologia. Nelle prossime pagine cercheremo quindi di svelarvi pregi e difetti delle due soluzioni Android che per definizione dovrebbero incarnare nella sua essenza la filosofia Google.I processori sempre più piccoli ma sempre più potenti, la maggiore efficienza energetica e gli schermi con tecnologie touch sono tutti fattori che hanno aperto le porte del mercato a nuovi dispositivi portatili caratterizzati da form factor insoliti, che hanno avuto il merito di portare una ventata d'aria fresca nel mondo dei personal computer, da tempo ingessato nei tradizionali form factor dei sistemi notebook.

Complice anche l’avvento dei tablet, vero e proprio spauracchio del mondo PC, i produttori si sono lanciati in sperimentazioni più o meno coraggiose. Il filo conduttore è quello del connubio dei punti di forza: la portabilità e la praticità di un tablet e la versatilità di un notebook. Ecco che i sistemi convertibili, con schermo o tastiera staccabile, hanno iniziato a ritagliarsi una posizione di mercato ormai da qualche tempo, anche grazie all'avvento di sistemi operativi (Windows 8 prima, Windows 10 adesso) capaci di meglio supportare le nuove caratteristiche offerte da queste soluzioni.Apple si è per ora sottratta a questa tendenza: la Mela, d’altra parte, non ama proporre al pubblico soluzioni ibride. La filosofia del marchio è quella di realizzare prodotti che abbiano una forte identità, che siano facilmente riconoscibili, con lo scopo di evitare di confondere l’utilizzatore. Un prodotto che faccia magari poche cose, ma che le faccia bene: è sempre stato questo il faro guida della compagnia, alimentato dal minimalismo "Jobsiano", nel design e nel concetto.